venerdì 8 luglio 2016

Mons. Don Giuseppe Oliva, parroco emerito di Mormanno





Un uomo vero. Un uomo che ha saputo e sa amare, gioire, soffrire.
Un uomo retto, onesto, leale, serio, sincero. A volte lo avresti scambiato per un testardo, così difficile è stato ogni tentativo di indurlo a compromessi, accomodamenti, espedienti.
Un sacerdote. Vocato e sempre più convinto della necessità di una continua e costante azione pastorale. Ha rappresentato una Chiesa povera, amorevole, decisamente cristiana nel vero senso del termine; una Chiesa prudentemente moderna, una Chiesa dialogante. Una chiesa intransigente nei principi. Meglio no, che così così.
Un missionario. Ha tracciato e perseguito il cammino illuminandolo con una fede razionale, cosa che sembra un paradosso, ma che invece è stata la caratteristica di tutta la sua vita ed opera.
La sua posizione, netta e precisa, in una  cattolicità, quella italiana, piena di contraddizioni e a volte con lo sguardo rivolto a quei beni materiali usati non come mezzo ma fine, lo ha collocato in una posizione così alta, difficilmente raggiungibile. Ipsa enin altitudo attonat summa, così disse Virgilio di Omero: è posto così in alto che tale suo stato ha la potenza di un tuono che stupisce, meraviglia e avvolge.
Sono certo che la comunità cattolica mormannese, privilegiata nel suo cuore e tanto amata, non dimenticherà i suoi insegnamenti e che lo rispetteranno anche i non credenti, i tiepidi, i tormentati dagli immani problemi  che la stessa ragione cerca e cercherà di risolvere.

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